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Il comune di Lemie appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Cappella di San Giulio - Fr. Forno

Allo stesso periodo è riferibile l'altro gioiello della borgata, già la sua dedicazione è significativa: è infatti l'unica chiesa delle Valli di Lanzo dedicata a questo santo legato invece all'omonima basilica sul lago d'Orta, non lontano da quella Val Sesia di cui provenivano molti immigrati di Forno. L'oratorio di Forno è composto da due parti: un primitivo presbiterio quadrato, con volta a botte, a cui venne aggiunto in un secondo tempo una sorta di spoglio atrio leggermente più ampio in cui potersi raccogliere in preghiera. Clemente Rovere, nella metà dell'800, scrive che sulla facciata si poteva ancora intravedere la dedicazione con la data del 1486. L'interno del presbiterio è decorato di notevoli affreschi quattrocenteschi, considerati i più pregevoli delle Valli di Lanzo. Sulla parete di fondo è raffigurata al centro la Madonna col Bambino; a sinistra Santa Lucia e il Beato Amedeo IX di Savoia: a destra San Giulio sembra presentare alla Vergine i tre personaggi che la sottostante iscrizione in caratteri gotici aiuta a riconoscere: si tratta dei committenti, tre membri della famiglia Goffi, arricchitisi con lo sfruttamento delle miniere, fra questi forse c'era anche quel Giovanni Tommaso Goffi che 5 anni più tardi, nel 1491, otterrà dalla Duchessa Bianca di Savoia un importante concessione per la ricerca di miniere nella zona. Sulla parte sinistra, dall'alto, appaiono San Michele Arcangelo, San Sebastiano, San Giovanni Battista, Santa Cristina e Santa Caterina. Sulla parete di destra si vedono Sant'Antonio Abate, San Giorgio che trafigge un drago salvando una dama piangente (rappresentante la fede). Analogie con opere coeve di altre chiese piemontesi sembrerebbero identificare diversi momenti dell'opera di questo sconosciuto "maestro di Forno di Lemie", un artista formatosi nella seconda metà del 400 in ambiente jaqueriano, forse addirittura un membro della famiglia Jaquerio. Si è pensato in particolare a Giorgio Jaquerio, presente in quegli anni a Ciriè, dove morì prima del 1530.